The Satanic Bible

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Messaggio  Φως του Κόσμου 95 il Ven Set 09, 2016 7:37 pm

Questa è l’Era di Satana, e Satana regna sul mondo. La salvezza dell’uomo non dipende più dall’abnegazione del sé e dei sensi, ma dalla loro affermazione ed esaltazione. L’uomo è un animale individualista in lotta per la sopravvivenza e la soddisfazione, e non ha bisogno di alcuna moralità né di credi irrazionali e quindi illegittimi come le religioni. Orgoglio, vendetta, promiscuità sessuale? Non sono peccati né vizi, sono virtù. Obbedienza, umiltà, conformismo? Non sono virtù, ma catene imposte all’uomo da chi vuole mantenere lo status quo e dominare il gregge. Anton Szandor LaVey, carismatico personaggio con un passato di musicista, artista circense e fotografo, traccia i punti-cardine dell’ideologia alla base della sua Church of Satan, fondata nel 1966, la prima Chiesa devota espressamente a Satana dei tempi moderni. Niente forconi, corna, code e barbetta a punta, attenzione. “Una divinità antropomorfa contraria a Dio? LaVey pensava che il Diavolo non fosse affatto questo”, scrive Burton H. Wolfe nella sua introduzione al volume. “Per lui Satana è lo spirito del progresso, l’ispiratore dei grandi movimenti che contribuiscono alla costruzione della civiltà e al progresso dell’umanità. E’ lo spirito della rivolta che ci porta alla libertà, la personificazione di tutte le eresie che ci hanno liberati”...
Lo status de La Bibbia di Satana, storico testo della controcultura americana finalmente tradotto in Italia (ma da chi? Sarebbe utile saperlo, sul volume non è indicato), è precisamente quello di una sacra scrittura tra i gruppi e movimenti che variamente si ispirano al satanismo. Un risultato encomiabile ma tutto sommato usurpato per un testo che - seppur non privo di buon senso e riflessioni condivisibili – è null’altro che un patchwork di filosofia vitalistica, materialismo, scientismo, capitalismo, iconoclastia, maschilismo spinto e riferimenti a oscuri rituali. Tutto già visto, insomma, e nulla che ‘dia fastidio’ veramente al sistema sociale occidentale, nel quale francamente sembrano statisticamente più diffusi e applicati i comandamenti del buon LaVey che quelli del Cristianesimo (e la mia non vuole assolutamente essere una notazione morale, ma solo una constatazione). Cosa del resto sostenuta anche dall’autore e provata dal lusinghiero successo editoriale del libro, che ha venduto milioni di copie in gran parte del mondo. L’idea del libro, non a caso, non fu di LaVey, ma di Peter Mayer della Avon Books, che voleva cavalcare l’onda del successo stratosferico del film “Rosemary's Baby" di Roman Polanski e approcciò il ‘pericoloso satanista’ per creare un fenomeno commerciale. Tra l’altro i tempi stretti richiesti da Mayer costrinsero LaVey a integrare il materiale che aveva già pronto con una certa dose di spregiudicatezza (in fondo si tratta di una virtù, non di un peccato, no?) plagiando lavori di Arthur Desmond (famoso con lo pseudonimo di Ragnar Redbeard) per il Prologo e aggiungendo in appendice le cosiddette Chiavi Enochiane, una serie di incantesimi magici (con testo enochiano a fronte!!) risalenti all’epoca elisabettiana e già riciclati/modificati da Aleister Crowley. Del resto il personaggio Anton Szandor LaVey non è certo mai stato cristallino (è scomparso prematuramente nel 1997 per un attacco cardiaco) sin dalla sua biografia, della quale esistono due versioni, una plausibile e una leggendaria creata a beneficio dei media e dei discepoli meno dotati di senso critico. Una dicotomia che forse si può applicare al suo lavoro, alle sue idee, alla sua immagine. Serietà e riflessioni critiche degne di nota accanto a soluzioni coreografiche, esibizionismi, sottolineature kitsch. Contrasti ben rappresentati dalla ‘doppia copertina’ del volume Arcana: da una parte pentacolo e caprone su severo sfondo nero, dall’altra coloratissimo fumetto in salsa pop-vaudeville.

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